INPS ti chiede soldi dopo il ricalcolo? Forse non devi pagare nulla

Riliquidazione d’ufficio INPS: come evitare richieste illegittime di denaro?

Ricevere una comunicazione dell’INPS che ti dice di aver “ricalcolato” la tua pensione e che devi restituire soldi è una delle esperienze più spiacevoli per un pensionato o un invalido civile.

La chiamano riliquidazione d’ufficio: l’INPS, senza preavviso, rivede i conteggi fatti anche anni prima, sostiene di aver pagato più del dovuto e pretende la restituzione immediata di quelle somme.

E sai qual è il problema?
Spesso l’errore non è tuo. È dell’INPS.

Cosa succede nella riliquidazione d’ufficio?

Quando l’INPS effettua una riliquidazione d’ufficio, va a rivedere il tuo diritto a ricevere certe prestazioni o il loro importo.
Se ritiene di averti versato somme in più rispetto a quanto spettava, ti invia una lettera, magari parlando di “indebito”.

In pratica ti dice:
“Abbiamo sbagliato i conti. Ora vogliamo indietro i soldi.”

Ma attenzione: non sempre questa richiesta è legittima

Perché potresti non dover restituire i soldi?

La legge protegge chi ha ricevuto pagamenti in buona fede, senza errori o omissioni da parte sua.
Se l’errore è dell’INPS e tu hai agito correttamente, non è giusto che tu debba rimetterci.

Anzi, la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale hanno più volte chiarito che:

  • Se il pensionato non ha nascosto nulla,

  • Se i pagamenti sono stati ricevuti senza inganni,

  • Se i soldi sono serviti per vivere, come spesso accade,

non si può chiedere la restituzione dei soldi.

Il caso più comune

Immagina di aver ricevuto per anni una pensione o un’invalidità calcolata dall’INPS.
All’improvviso arriva una riliquidazione che ti dice: “Hai superato un limite di reddito” o “Ti abbiamo dato una maggiorazione non dovuta”.

Nel frattempo tu hai usato quei soldi per vivere, senza sapere nulla.
Ecco: in questi casi, la richiesta dell’INPS è spesso illegittima.

Cosa devi fare se ricevi una riliquidazione INPS?

  1. Non pagare subito.

  2. Non firmare nulla senza aver chiesto consiglio.

  3. Rivolgiti subito a uno studio legale esperto.

Ogni caso è diverso. Noi, nello Studio Cantile & Associati, analizziamo gratuitamente la tua posizione e ti diciamo con chiarezza se l’indebito è dovuto oppure no.

Molti nostri clienti, che inizialmente si sentivano disperati, hanno ottenuto l’annullamento totale o parziale della richiesta.

Non aspettare: difendi la tua pensione

L’errore dell’INPS non deve diventare un tuo problema.

📞 Contattaci oggi stesso Cantile&Associati bastano pochi documenti per capire se puoi difenderti.
La prima verifica è gratuita e senza impegno.

RESTITUZIONE INDEBITO INPS AL NETTO DELLE RITENUTE FISCALI: COSA DEVI SAPERE

INTRODUZIONE

Affrontare una richiesta di restituzione di somme ricevute dall’INPS può essere complesso, specialmente quando non si considerano le ritenute fiscali. In questo articolo, scopriremo insieme l’impatto di questa normativa sui contribuenti e come è possibile difendersi.

CONTESTO NORMATIVO

L’articolo 150 del decreto-legge n. 34/2020 ha previsto una semplificazione nel processo di restituzione delle somme indebite. Questa modifica è stata introdotta per facilitare la vita dei contribuenti, esigendo la restituzione di un importo al netto delle tasse già pagate, anziché dell’intero importo lordo.

IMPLICAZIONI PER I CONTRIBUENTI

Questo cambiamento normativo mira ad alleggerire il carico finanziario sui contribuenti, consentendo loro di restituire importi minori, già adeguati per le tasse versate. Ciò previene la necessità di richiedere all’Agenzia delle Entrate la restituzione delle somme versate in precedenza a titolo di Irpef, rendendo il processo più equo e trasparente.

LA PRATICA INPS

Nonostante la chiarezza della legge, ci sono stati casi in cui l’INPS ha richiesto la restituzione di somme a lordo delle trattenute di legge. Questa pratica contraddice la normativa vigente, creando confusione e svantaggio per i contribuenti.

ESEMPIO PRATICO

Consideriamo un esempio in cui l’INPS richiede la restituzione di una prestazione NASpI di 10.000 euro. Se il 23% di questa somma era già stato versato come IRPEF, il reale importo da restituire dovrebbe essere solo di 7.700 euro. Questa discrepanza evidenzia l’importanza di un calcolo accurato.

DIFESA DEI DIRITTI DEI CITTADINI

Lo Studio Legale Cantile & Associati si impegna nella difesa dei diritti dei cittadini in queste situazioni. Il nostro team di esperti legali offre consulenza e assistenza per assicurare che le normative siano applicate correttamente e per risolvere qualsiasi discrepanza con l’INPS.

CONCLUSIONE

Mentre la normativa rappresenta un progresso nella protezione dei contribuenti, è fondamentale essere consapevoli dei propri diritti e disporre di un supporto legale affidabile per farli valere.

CALL TO ACTION

Se l’INPS ti ha richiesto la restituzione di una prestazione basata sull’importo lordo o hai dubbi sul calcolo dell’importo da restituire, contatta lo Studio Legale Cantile & Associati. Offriamo consulenza e rappresentanza legale per garantire che i tuoi diritti siano tutelati. Visita il nostro sito per ulteriori informazioni o per fissare un appuntamento.

 

PENSIONI, R.E.D. E INDEBITI: GUIDA PER I PENSIONATI

Diritto dei Pensionati – La Verità sul Modello R.E.D.

Questo articolo è rivolto ai pensionati e agli invalidi civili che non hanno presentato il modello R.E.D. e che si trovano a dover restituire ingenti somme all’Inps a titolo di indebito.

Innanzitutto chiariamo che non tutti i Pensionati sono obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi. Infatti se sei un pensionato e la pensione è l’unica tua fonte di reddito, puoi stare tranquillo: NON SEI OBBLIGATO A PRESENTARE IL MODELLO R.E.D. OGNI ANNO.

Scopriremo perché non sei tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi e perchè l’indebito generato dall’Inps è illegittimo.

L’Inganno dell’INPS: Confrontare la Realtà con l’Obbligazione Legale

Contrariamente a ciò che molti pensionati credono, l’INPS non può legittimamente richiedere la RESTITUZIONE DI SOMME PERCEPITE per la mancata presentazione del modello R.E.D. annualmente, se la pensione è l’unica fonte di reddito. Questa pratica ingiustificata può causare stress e difficoltà finanziarie ingiuste ai pensionati.

Esempio Pratico: La Situazione di un Pensionato e il Modello R.E.D.

Per chiarire meglio la questione, consideriamo un caso reale. Un pensionato, che per gli anni 2018, 2019, 2020 e 2021 non ha presentato il modello RED, e ed ha percepito una pensione € 520,00 al mese. L’INPS, nel 2023 nel riscontrare il mancato inoltro dei modelli RED, ha generato un indebito ed ha richiesto la restituzione di tutte le somme percepite in quegli anni per un totale di € 27.040,00.

Di conseguenza, l’INPS provvede a recuperare questa somma direttamente dalla pensione mensile del pensionato. Questa situazione può creare una condizione finanziaria precaria per il pensionato, considerando che la pensione rappresenta l’unica fonte di reddito.

Proteggere i Vostri Diritti: L’Importanza dell’Assistenza Legale

Di fronte a richieste ingiuste da parte dell’INPS, la difesa dei propri diritti diventa cruciale. Studi legali esperti in previdenza, come Cantile & Associati,  offrono il supporto necessario per contrastare queste pratiche scorrette e assicurare che i diritti dei pensionati siano rispettati. 

Come Difendere la Vostra Pensione

Se la pensione è la tua unica fonte di reddito e ti trovi a dover contrastare richieste indebite da parte dell’INPS per mancata presentazione dei REDDITI. Ricordati che la PRESENTARE del MODELLO R.E.D. OGNI ANNO. In tali circostanze, un supporto legale tempestivo è fondamentale. Contattaci per proteggere i tuoi diritti e garantire che la tua pensione sia salvaguardata.

Rivendica i Tuoi Diritti

In conclusione Ricorda: la tua pensione è un diritto che l’INPS non dovrebbe mettere in dubbio ingiustamente. Per difendere i tuoi diritti e contestare richieste non valide, contatta Cantile % Associati. Siamo qui per offrirti assistenza e supporto.

MAGGIORAZIONE ASSEGNO UNICO NON PAGATA

Introduzione

Scopri cosa fare in caso di mancato pagamento della maggiorazione dell’ Assegno Unico Universale. Leggi per conoscere i tuoi diritti e le procedure legali per ottenere la giusta tutela

Maggiorazioni dell’Assegno Unico Universale

Le maggiorazioni dell’assegno unico universale offrono un sostegno cruciale alle famiglie italiane. Scopri quali sono i benefici previsti:

  • Figli di Età Inferiore a un Anno: Gli importi dell’Assegno unico e universale aumentano del 50% per i figli a carico di età inferiore a un anno.
  • Nuclei Familiari con almeno Tre Figli: Per ciascun figlio nella fascia di età da uno a tre anni, gli importi dell’Assegno unico aumentano del 50% a condizione che il nucleo familiare abbia un ISEE non superiore a 40.000 euro.
  • Nuclei Familiari con almeno Quattro Figli: La maggiorazione forfettaria aumenta del 50% per i nuclei con almeno quattro figli a carico.
  • Figli Disabili: Gli importi aumentati per i figli disabili sono resi strutturali, con un’ulteriore maggiorazione in base alla gravità della disabilità. Questo incremento è confermato per gli anni 2023 e 2024.
  • Madri di Età Inferiore ai 21 Anni: È prevista una maggiorazione pari a € 20/mese per ogni figlio.
  • Entrambi i Genitori Titolari di Reddito da Lavoro: È prevista una maggiorazione per ciascun figlio con età inferiore a 18 anni, con un importo di € 30/mese per ISEE fino a € 15.000, riducendosi progressivamente per ISEE fino a € 40.000.
  • Nuclei Vedovili: Viene erogata automaticamente al genitore vivente occupato la maggiorazione per il secondo percettore di reddito in caso di decesso dell’altro genitore lavoratore. A partire dal 1° giugno 2023, questa maggiorazione è riconosciuta automaticamente fino a un massimo di 5 anni successivi all’evento luttuoso.
  • Nuclei Familiari con ISEE Inferiore a € 25.000: È prevista una maggiorazione mensile di natura transitoria.

Pagamento dell’Assegno Unico Universale Inferiore al Previsto

In alcuni casi, purtroppo, si può verificare che l’importo dell’assegno unico universale erogato sia inferiore a quanto previsto dalla legge. Questo può accadere per vari motivi, tra cui errori di calcolo o ritardi nell’elaborazione dei dati. Se ti trovi in questa situazione, è importante agire prontamente.

Azioni da Intraprendere

In caso di mancato pagamento della maggiorazione dell’assegno unico universale o di ricevere un importo inferiore a quanto previsto, è fondamentale contattare immediatamente un esperto legale specializzato in materia previdenziale

Normativa di Riferimento

la maggiorazione dell’assegno unico universale è regolata da specifiche disposizioni normative, come il Decreto Legge n. 73/2021 e il Decreto del Presidente della Repubblica n. 138/2021. È importante essere a conoscenza di tali normative per far valere i propri diritti

Rivolgiti a Cantile & Associati

Per una consulenza legale esperta e dedicata al tuo caso, rivolgiti allo studio legale Cantile & Associati. Il nostro team ti aiuterà a ottenere la giusta tutela per te e  per la tua famiglia. Contattaci oggi stesso per una consulenza personalizzata al sito Cantile & Associati 

Conclusioni

Il mancato pagamento della maggiorazione dell’assegno unico universale è una situazione che richiede prontezza d’azione. Con il supporto legale adeguato e seguendo le procedure corrette, puoi ottenere la giusta tutela per te e la tua famiglia. Agisci ora per difendere i tuoi diritti

INDEBITO PREVIDENZIALE INPS: PRESCRIZIONE DECENNALE E TUTELA LEGALE

Cos’è l’Indebito Previdenziale INPS?

L’indebito previdenziale INPS si verifica quando l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale eroga prestazioni previdenziali in misura superiore a quanto dovuto o in situazioni in cui non sarebbe dovuto alcun pagamento. Le cause possono variare, spaziando da errori amministrativi a dichiarazioni inesatte da parte dei beneficiari.

Prescrizione Decennale e Indebito Previdenziale.

La prescrizione decennale rappresenta un aspetto cruciale quando si tratta di reclami relativi all’indebito previdenziale INPS. Secondo la normativa italiana, il termine di prescrizione decennale inizia a decorrere dalla data in cui il diritto può essere esercitato, nel caso dell’indebito previdenziale, dalla data in cui è stata effettuata la prestazione indebita.

In pratica, ciò significa che il creditore (INPS) ha un periodo massimo di dieci anni per richiedere il rimborso di un indebito previdenziale. Dopo che questo periodo è trascorso, il diritto al rimborso decade e il debitore non è più obbligato a restituire l’importo in questione.

È fondamentale per i cittadini essere consapevoli di questo termine di prescrizione e agire tempestivamente nel caso in cui si trovino coinvolti in controversie riguardanti l’indebito previdenziale.

Tutela Legale per l’Indebito Previdenziale

Per coloro che si trovano nella situazione di essere stati coinvolti in un indebito previdenziale INPS, è essenziale comprendere le opzioni di tutela legale disponibili. Rappresenta un diritto fondamentale avere accesso a un’adeguata difesa legale per affrontare questioni di questo genere.

Tra le opzioni di tutela legale vi sono:

  1. Assistenza Legale: È consigliabile rivolgersi a un professionista del settore legale specializzato in questioni previdenziali. Un avvocato competente può valutare la situazione e fornire consulenza sulla migliore strategia da adottare.
  2. Contenzioso Amministrativo: In alcuni casi, è possibile avviare un contenzioso amministrativo presso l’INPS per risolvere la controversia senza dover ricorrere al tribunale.
  3. Ricorso Giurisdizionale: Nel caso in cui il contenzioso non venga risolto attraverso le vie amministrative, è possibile presentare un ricorso giurisdizionale presso il tribunale competente.

È importante agire prontamente e diligentemente nel cercare assistenza legale per proteggere i propri diritti e interessi in situazioni di indebito previdenziale.

Per ulteriori informazioni e consulenza legale sulla questione dell’indebito previdenziale INPS, ti invitiamo a visitare il sito www.cantileassociati.it, dove troverai professionisti esperti pronti ad assisterti.

In conclusione, l’indebito previdenziale INPS rappresenta una questione complessa che richiede una comprensione approfondita delle normative e delle procedure legali pertinenti. La prescrizione decennale e le opzioni di tutela legale sono elementi cruciali da considerare per coloro che si trovano coinvolti in controversie di questo genere. Rivolgersi a un professionista del settore legale è un passo fondamentale per affrontare efficacemente tali questioni e proteggere i propri diritti.

REVOCA DEL REDDITO DI CITTADINANZA

Il Reddito di Cittadinanza, è una prestazione a sostegno del reddito, introdotta nel 2019 dal governo Italiano, che prevede un sussidio economico in favore di alcune famiglie e varia a seconda del nucleo familiare nonché dei redditi da questi posseduti. Ha una durata di diciotto mesi ed è rinnovabile per ulteriori diciotto mesi.

FRUIZONE ILLEGITTIMA DEL REDDITO DI CITTADINANZA

Negli ultimi tempi, a seguito di numerosi controlli, abbiamo assistito alla revoca di migliaia di redditi di cittadinanza con consequenziale richiesta, da parte dell’INPS, di “RESTITUZIONE” di tutti gli importi percepiti a titolo di RDC.  questo è un provvedimento tipo dell’Inps nei confronti dei cittadini.

MOTIVI DELLA REVOCA DEL REDDITO DI CITTADINANZA

Le cause che possono determinare la revoca del reddito di cittadinanza e, quindi, la consequenziale richiesta di ripetizione delle somme sin lì erogate dall’Inps sono molteplici, tra queste vi è la MANCATA “COINCIDENZA TRA NUCLEO FAMILIARE RISULTANTE DALL’ISEE E FAMIGLIA ANAGRAFICA RISULTANTE ALL’ANAGRAFE DEL COMUNE”.

NUCLEO FAMILIARE DICHIARATO NELL’ISEE NON COINCIDENTE

Questo specifico caso si presenta allorquando il richiedente, all’atto della presentazione della domanda, inserisce e/o omette all’interno del proprio nucleo familiare persone che non risultano sulla piattaforma G.E.P.I.(applicazione per la gestione dei Patti per l’inclusione sociale).

questa applicazione (GEPI) consente all’Inps di verificare se il nucleo familiare, dichiarato nella domanda di RDC, corrisponde realmente a quello presente nell’anagrafe del comune di residenza. Quindi, la mancata corrispondenza tra il nucleo familiare risultante nell’ISEE ed il nucleo familiare risultante nell’anagrafe del comune di residenza, determina la revoca del reddito di cittadinanza e la consequenziale richiesta di ripetizione delle somme ricevute.

G.E.P.I. (APPLICAZIONE PER LA GESTIONE DEI PATTI PER L’INCLUSIONE SOCIALE)

Nella casistica di questi mesi, abbiamo riscontrato che le incongruenze risultanti sulla piattaforma G.E.P.I., consistenti nella non corrispondenza tra nucleo familiare dichiarato e quello risultante all’anagrafe comunale, sono dovute per lo più a problematiche di carattere tecnico dell’amministrazione Comunale.

TUTELA LEGALE

È in tale contesto che lo studio legale Cantile & Associati sta intervenendo per tutelare “legalmente” i cittadini che ingiustamente si sono visti revocare il reddito di cittadinanza con consequenziale richiesta da parte dell’Inps di tutte le somme percepite.

Se anche TU necessiti di assistenza LEGALE visita il sito http://www.cantileassociati.it

Oppure contattaci ai seguenti recapiti e-mail: info@cantileassociati.it – tel. 08119663142 – cell. 3924002852

BLOCCO PAGAMENTI CIG COVID-19… TUTELA PER IL LAVORATORE

Nonostante la previsione normativa, ad oggi la cassa integrazione covid-19 non è stata ricevuta da tutti i lavoratori aventi diritto. Vediamo il perché

DA CHI VIENE PRESENTATA LA DOMANDA?

Come abbiamo specificato nell’altro articolo precedente, la richiesta viene effettuata dal datore di lavoro il quale sceglie le modalità di pagamento:

  • Anticipo del datore in busta paga;
  • Liquidazione diretta da parte dell’Inps.

Nel primo caso il datore di lavoro liquida la cassa integrazione direttamente in busta paga. Nel secondo caso, bisogna attendere il pagamento da parte dell’Inps.

TEMPI DI ATTESA PER IL PAGAMENTO?

Il pagamento del datore di lavoro coincide con quello della mensilità.

L’Inps, invece, dal giorno di presentazione della domanda amministrativa ha a disposizione 90 (novanta) giorni di tempo per pagare.

QUALI POSSONO ESSERE I MOTIVI DEL MANCATO PAGAMENTO DELLA CIG.

Il mancato pagamento della cassa integrazione può avvenire per diverse cause:

  • blocco del codice fiscale per indebito previdenziale;

Nel caso di blocco del codice fiscale, l’Inps è tenuta comunque a liquidare la prestazione fermo restando l’eventualità di una decurtazione dell’ ¼ in presenza di un indebito previdenziale dovuto alla fruizione illegittima di altra prestazione. Va precisato, che il lavoratore deve sapere dell’indebito altrimenti l’Inps non può trattenere alcuna somma. Vedi anche articolo sul blocco codice fiscale.

  • manata istruttoria della domanda;

La mancata istruttoria della domanda sta ad indicare la non lavorazione della domanda da parte del funzionario Inps. In tal caso, il pagamento non viene effettuato per negligenza da parte del personale addetto.

COSA SUCCEDE SE L’INPS NON PAGA LA CASSA INTEGRAZIONE?

Qualora l’Inps non dovesse provvedere al pagamento della cassa integrazione nei termini di legge, il lavoratore può tutelare il proprio diritto con un’azione legale. Lo studio legale Cantile & Associati può aiutarti nella risoluzione della problematica.

Per info visita il sito Cantile & Associati oppure seguici sui canali social

CASSA INTEGRAZIONE “COVID-19” NON LIQUIDATA?

A causa dell’emergenza Covid-19 il Governo ha individuato misure straordinarie a sostegno delle famiglie, lavoratori e imprese in materia di:

  • TRATTAMENTO ORDINARIO DI INTEGRAZIONE SALARIALE;
  • CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA;
  • INDENNITÀ PER I LAVORATORI AUTONOMI.

DA CHI VIENE PRESENTATA LA DOMANDA?

Hanno potuto fare richiesta tutte le attività produttive che, a causa del covid-19, hanno dovuto chiudere la loro attività oppure hanno dovuto diminuire l’orario di lavoro ai propri dipendenti. In base al requisito dimensionale dell’impresa (superiore o inferiore ai cinque dipendenti), la normativa ha previsto che i lavoratori beneficiari della cassa integrazione o dell’assegno ordinario, devono risultare alle dipendenze dei datori di lavoro alla data del 23 febbraio 2020.

PERCHÉ NON HO RICEVUTO IL PAGAMENTO DELLA CASSA INTEGRAZIONE DI MARZO -APRILE – MAGGIO 2020?

Come abbiamo detto, la richiesta della prestazione viene inoltrata dal datore di lavoro nei modi e tempi stabiliti dalla legge. A beneficiare della prestazione è il lavoratore al quale, in linea di massima, spetterà l’80% della retribuzione. L’erogazione può avvenire in due modalità:

  • Il datore di lavoro anticipa le somme al lavoratore per poi conguagliarle successivamente;
  • Il datore di lavoro chiede che le somme vengano liquidate direttamente dall’Inps al lavoratore  

Nel primo caso il lavoratore percepisce l’integrazione salariale dal suo datore di Lavoro. Nel secondo, deve attendere il pagamento da parte dell’Inps.

QUANTO TEMPO BISOGNA ATTENDERE PER IL PAGAMENTO?

Il regolamento che definisce i termini di conclusione dei procedimenti amministrativi stabilisce, per questo tipo di prestazioni, che il procedimento amministrativo debba concludersi in 90 (novanta giorni) giorni.

Pertanto, dal giorno di presentazione della domanda amministrativa a quello di liquidazione, l’Inps ha 90 (novanta) giorni di tempo.

L’INPS NON PROVVEDE AL PAGAMENTO ENTRO 90 (NOVANTA) GIORNI.

Se entro 90 (novanta) giorni l’Inps non provvede alla liquidazione della cassa integrazione, Lo studio legale Cantile & Associati può tutelare i tuoi interessi sia nella fase amministrativa che in quella giudiziale:

  • Fase amministrativa. In questa avvieremo l’iter ex lege 241/90 al fine di richiedere, all’Inps, informazioni sullo stato della domanda nonché la liquidazione della stessa.
  • Fase giudiziale. Trascorsi giorni 30 (trenta) dalla richiesta ex lege 241/90, qualora dovesse perdurare l’inadempimento dell’Inps, provvederemo a instaurare un giudizio ex art. 442 c.p.c. innanzi al Giudice competente.

Contatta lo Studio  Legale cantileassociati.it  per ottenere il riconoscimento dei tuoi diritti 

DISOCCUPAZIONE NASPI BLOCCATA: PERCHÈ?

COS’È LA NASPI

L’ Indennità di DISOCCUPAZIONE (c.d. NASPI) Spetta ai lavoratori che hanno perduto involontariamente il posto di lavoro. E’ concessa su domanda dell’interessato entro 68 giorni dal licenziamento ovvero dalle dimissioni per giusta causa. Per richiedere la disoccupazione Il richiedente deve possedere almeno 13 (tredici) settimane di contribuzione nel quadriennio antecedente la domanda.

OSTACOLI NELLA LIQUIDAZIONE DELLA NASPI

Dal 2015 capita spesso che dopo aver presentato la domanda di disoccupazione, l’Inps non provvede alla lavorazione della stessa oppure la pratica viene accolta ma non liquidata.  Nel primo caso, la domanda non è stata mai lavorata dall’ INPS. Nel secondo, la pratica è stata lavorata ma l’Inps non provvede alla liquidazione.

CAUSE DEL PROBLEMA

Le cause della mancata erogazione della disoccupazione sono molteplici: in primo luogo, la propria posizione contributiva. In parole povere, bisogna verificare se i rapporti lavorativi antecedenti alla domanda sono stati sottoposti a verifica ispettiva e/o ad annullamento. 

  • La verifica ispettiva consiste nell’attività di vigilanza posta in essere dall’ispettorato del lavoro volta ad accertare la genuinità dei rapporti lavorativi.
  • L’annullamento è la conclusione del procedimento di verifica a seguito del quale il rapporto lavorativo viene considerato, dai funzionari ispettivi, “fittizio” ossia non rispondente ai canoni di lavoro subordinato.

Altra problematica potrebbe derivare dall’aver percepito indebitamente somme da parte dell’Inps che bloccano l’attuale richiesta Naspi.   

CHI SONO I FUNZIONARI ISPETTIVI

Ai funzionari ispettivi compete un complesso di poteri che comprende, oltre al potere di ispezione e di accesso, quello di accertamento consistente nell’attività di osservazione, di ricerca di notizie e prove per verificare l’esistenza della genuinità del rapporto assicurativo, dell’obbligazione contributiva e delle prestazioni, garantendo la corretta applicazione delle norme.

L’INDEBITO

L’indebito nei confronti dell’Inps è di sicuro il principale motivo di mancata liquidazione della disoccupazione (come già anticipato sul blocco del codice fiscale). Ciò accade quando l’Inps effettua un pagamento non dovuto. “Si pensi, ad esempio, che l’Inps abbia erogato  una precedente domanda Naspi e successivamente vi sia stato l’annullamento del rapporto lavorativo che aveva dato diritto alla prestazione. In questo caso il soggetto richiedente è tenuto alla ripetizione dell’intera somma percepita. Ed ancora,  L’inps accoglie la domanda Naspi e liquida mensilmente le somme nonostante il richiedente abbia ripreso l’attività lavorativa. Anche in questo caso le somme percepite in concomitanza dovranno essere restituite”.  Queste sono solo alcune delle casistiche che hanno generato un indebito nei confronti dell’Inps il quale si prescrive in dieci anni.

DECADENZA AZIONE GIUDIZIARIA

Qualora la domanda di disoccupazione non venga lavorata nel termine di un anno e 300 (trecento) giorni e il richiedente non abbia proposto azione giudiziaria,  Egli decadrà dal diritto dando luogo alla inammissibilità della domanda giudiziaria con contestuale estinzione di tutti i ratei della prestazione richiesta.

Gli effetti di tale decadenza possono essere molteplici: dalla mancata liquidazione della prestazione alla mancata compensazione con eventuali indebiti.

RISOLUZIONE DEL PROBLEMA

Le cause, come abbiamo visto possono essere molteplici e nel nostro lavoro le abbiamo incontrate tutte. Che il problema derivi dalla mancata lavorazione della pratica o da una prestazione lavorativa antecedente il nostro studio è in grado di risolvere questo problema con competenza e tempestività.

Lo studio garantisce una tutela giudiziale e extragiudiziale. Lo sblocco della situazione può avvenire solo con azioni mirate e risolutive. Nessun caso è uguale, e proprio per questo va studiato con cura e con la giusta strategia. E noi ci occupiamo proprio di questo. Quale che sia la causa della mancata erogazione della NASPI è assolutamente indifferente, sapremo risolvere la problematica in ogni circostanza che lo richieda.

Se necessiti di assistenza contattaci sul sito cantileassociati.it

 

CODICE FISCALE BLOCCATO INPS

SOSPENSIONE DEI PAGAMENTI INPS PER CODICE FISCALE BLOCCATO

CODICE FISCALE BLOCCATO

Lo studio legale Cantile & Associati si occupa della problematica relativa al blocco del Codice Fiscale compiuto dall’Inps nei confronti dei cittadini che hanno fruito indebitamente di prestazioni previdenziali.

Il nostro team è in grado di fornire adeguata consulenza e assistenza per la risoluzione della  problematica.

Cos’è l’indebito previdenziale? Quali sono le conseguenze di tale blocco? Perché l’Inps non informa il cittadino? Quali prestazioni possono essere bloccate? Questi sono gli interrogativi che gli utenti si pongono.

Indebito previdenziale

Avere un debito nei confronti dell’Inps può comportare il blocco del “codice fiscale”, ecco perché è importante verificare la legittimità della pretesa, se l’indebito è stato causato per dolo/colpa del cittadino o per mero errore da parte dell’Ente Previdenziale.  A seconda della problematica così verranno attuate le dovute azioni volte alla risoluzione.

Conseguenze del blocco

La prima conseguenza è quella della sospensione dei pagamenti da parte dall’Inps di qualsiasi prestazione:

  • previdenziali (Pensione di Vecchiaia, Assegno ordinario di invalidità, indennità Naspi, Ds Agricola ed altro ancora);
  • assistenziali (bonus bebè, assegno natalità ed altro ancora).

L’inps non informa il cittadino

Molti utenti hanno avuto il codice fiscale bloccato per diversi anni senza saperlo, fino a quando non hanno richiesto una prestazione all’Inps, sia essa previdenziale e/o assistenziale (come specificato nel paragrafo precedente). quantum ai canada fornisce informazioni e soluzioni innovative per una gestione digitale più efficiente dei servizi pubblici. A seguito della quale non è avvenuto il pagamento desiderato.

Sblocco del codice Fiscale

Lo sblocco del codice fiscale può avvenire anche in assenza di azione legale. Infatti, il cittadino può (attraverso una richiesta di sblocco) tentare di far ripristinare la propria posizione facendo richiesta direttamente all’inps.

Necessità di assistenza Legale

L’assistenza legale diventa fondamentale quando:

1) l’utente ritiene di non avere alcun indebito;

2) il codice fiscale continua ad essere bloccato nonostante l’utente abbia effettuato la richiesta di sblocco all’Inps.

Se necessiti di assistenza contattaci sul sito cantileassociati.it 

e-mail: info@cantileassociati.it – tel. 08119663142 – cell. 3924002852